Baia di Falena

Pedalando verso Calceranica arrivo al Piroga puntuale all’appuntamento delle 14.15 ed è abbastanza caldo, anche se il cielo è nuvoloso. Scoperchiata la nave, salpiamo in un battibaleno e seguendo il vento navighiamo verso il centro del lago. La missione di oggi è relax. Un sound leggero accompagna il pomeriggio, anche se il vento è un po’ troppo insistente. Ammirajo decide di spegnere in un punto imprecisato, tanto il vento ci avrebbe portato da qualche parte. Una poltrona gonfiabile gialla a forma di paperella portata dal vento ci supera in velocità e destrezza, mi alzo per guardare l’orizzonte e tutto è appannato. Bene. Stiamo andando nella direzione giusta.
Magari troviamo delle tartarughe, e costeggiamo come gli esploratori la riva sotto la strada. Il solito degrado di immondizie ci intristisce e decidiamo di fermarci a pisciare.
Attracchiamo in un posto molto figo alle longitudine latitudine x , y e iniziamo a mangiare le more selvatiche che crescono abbondanti e rigogliose su quel lato del lago. Il livello dell’acqua si è abbassato molto, ci troviamo su una “spiaggia” di sassi, che solitamente è sommersa, abbastanza agevole. Ci sediamo su dei grandi sassi quadrati, senza dubbio di origine extraterrestre perché troppo grandi e perfetti per essere stati creati dall’uomo. La spiaggia scende in acqua e dopo nemmeno un metro precipita nell’abisso: dobbiamo stare attenti. Leghiamo la barca a un ramo sospeso, senza nemmeno bisogno dell’ancora.
Arriva via terra il consolidato novello Spicci e ci divertiamo a tirare conchiglie ad Ammirajo che si trova a bordo e si difende. Beviamo un paio di Weissen, dell’acqua e mangiamo uno sfizioso spuntino, un classico panino prosciutto e formaggio. Un forte vento ci soffia contro, e nonostante siamo riparati dalle fronde, si innalzano onde importanti che alle volte ci costringono a indietreggiare. Su di uno dei sassi incredibili si poggia una libellula gigante che vibrando le ali produce un rumore insolito. Il giovane inesperto fotografo che si trova con noi si avvicina per immortalare la creatura e con suo enorme dispiacere si accorge che l’insetto è dotato di una coda meccanica molto svelta e appuntita.
Non ha nemmeno il tempo di dire :”’Sa cazzo elo quela creatur..” che la Libellula Biomeccanoide Gigante gli si scaglia contro con il suo aculeo e lo trafigge dove meglio crede. E’ solo un colpo di avvertimento e lascia il ragazzo sanguinante per avvicinarsi a noi che abbiamo arretrato di un passo per lo spavento. Mi si ferma a un palmo dal naso, ronzando di una vibrazione sorda. Le mostro le mani alzate in modo da farle capire che sono innocuo, Ammirajo ha indosso solo il costume. Vola intorno a Spicci che, seduto in disparte, si sta guardando la ferita. Non è grave, il tipo di ferita che può lasciarti un chiodo che hai urtato, cioè si conficca poco e senza la violenza del martello. Sta già smettendo di sanguinare e il dolore è sopportabile.

La libellula si ferma ancora rumorosa a mezz’aria e sembra squadrarci con gli occhi sproporzionati rispetto alla testa. Torna a posarsi sulla magnifica pietra.
Noi siamo stupefatti dall’accaduto e ci guardiamo a vicenda increduli. Io immergo le gambe nell’acqua per riattivare la circolazione e far tornare il sangue al cervello, Ammirajo barcolla e deve misurarsi, l’altro ha ripreso un po’ di colore.
Darcela a gambe via mare, sarebbe darcela a remi. Meglio ancora darcela a motore a scoppio 4 cavalli. Ma si sa che la curiosità è una brutta bestia e quindi rimaniamo li a vedere cosa succede, giusto perché non sappiamo farci i fatti nostri. La libellula sembra stia riposando e una forficula insolitamente piccola e insolitamente rossa le si avvicina. Indubbiamente anche questa è di natura aliena dato che porta il cappello e la cintura. Passa veloce sotto la libellula che a confronto è enorme, si alza di scatto sulle zampe posteriori ed estrae qualcosa dal ventre dell’insetto gigante. Siamo un po’ distanti e la forficula agisce di spalle quindi non distinguiamo bene la natura dell’oggetto, sembra di forma abbastanza squadrata e di uno scuro colore. La libellula smette improvvisamente di emettere quel fastidioso ronzio e la testa le si gira di scatto a novanta gradi, la coda meccanica abbandona la posizione di guardia e si affloscia a terra, dopodiché giace immobile. Il rumore delle nostre mandibole che si schiantano al suolo, la forficula stringe stretto quell’oggetto e se ne scappa rapida lontano da noi, via sotto le radici di un albero e poi ciao, non si vede più.
Noi ci avviciniamo con cautela all’essere che sembra ormai esanime e lo esaminiamo cautamente. Il radiologo che si trova con noi afferma senza dubbio che si tratta di un essere proveniente da un altro mondo e che lui nella sua lunga carriera non ha mai avuto a che fare con pazienti di tale tipo. Ancora dolorante si avvia per la strada zoppicando, senza però prima aver nuovamente immortalato il relitto. Questa è l’unica prova che abbiamo della sua esistenza.

libellulaBioMech

Andatosene Spicci, un’orda di forficule rosse infottate ci attacca e noi ripariamo sulla barca slegandola in fretta e furia per evitare che le maledette salgano a bordo e ci invadano. L’operazione è impeccabile e in pochi secondi ci spingiamo a largo, mentre alcuni insetti saltando cercano di raggiungerci, finendo però miseramente in acqua. Ancora scossi dall’accaduto ci dirigiamo verso il nostro punto di attracco e Ammirajo decide di battezzare quel posto misterioso con il nome di Baia di Falena (chi ci conosce lo la). Usciamo circa alle 18:00.
Non possiamo parlare a nessuno dell’accaduto, ci prenderebbero per pazzi.